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IL FUTURO E IL PRESENTE DELL'ECG

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Il 3 giugno 2026, al Policlinico San Matteo di Pavia, si è tenuta la conferenza Il presente e il futuro dell’ECG, con esperti italiani e internazionali. Il filo conduttore è stato la tensione tra tradizione e innovazione nell’elettrocardiografia, alla luce dell’intelligenza artificiale. Il Primario della Cardiologia Leonardo De Luca ha aperto i lavori sostenendo che l’AI, anziché disumanizzare la medicina, può restituire al medico il tempo da dedicare al paziente. Fabio Badilini (UCSF), padre della digitalizzazione dell’ECG cartaceo, ha invitato a tornare al “segnale vero”, criticando i wearable consumer per la scarsa qualità del segnale e l’unica derivazione disponibile. Roberto Sassi (Università di Milano) ha riconosciuto le potenzialità dell’AI — tra cui la predizione della fibrillazione atriale con 30 minuti di anticipo — ma ha messo in guardia dai rischi di dataset bias e overfitting, sottolineando la necessità di una formazione specifica per i cardiologi. Lucia Sacchi (Università di Pavia) ha evidenziato gli ostacoli pratici all’adozione clinica: incompatibilità dei sistemi ospedalieri e resistenza culturale della professione. Ancora De Luca, ha concluso affermando che “l’AI non è il futuro, è già il presente”. L’ospedale pavese è attivamente coinvolto in progetti di AI applicata all’ECG in ambiti che spaziano dallo screening della fibrillazione atriale, all’ablazione trans-catetere, al monitoraggio post-arresto cardiaco, fino al trapianto cardiaco.

ADERENZA TERAPEUTICA: IL NEMICO INVISIBILE DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI

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In Italia metà dei pazienti non segue correttamente le cure. Un problema che costa vite, ricoveri e miliardi al sistema sanitario. Le ragioni per cui un paziente smette di prendere i farmaci sono molteplici e spesso si sovrappongono: la complessità degli schemi terapeutici, gli effetti collaterali percepiti o temuti, la fatica di mantenere abitudini rigide nel lungo periodo, ma anche la sottovalutazione del rischio quando i sintomi non si avvertono.

Ipertensione, ipercolesterolemia, diabete: sono i tre pilastri del rischio cardiovascolare, e tutti e tre si controllano — o almeno si dovrebbero controllare — con farmaci da assumere ogni giorno, con costanza, spesso per tutta la vita. Il problema è che buona parte dei pazienti non lo fa. In Italia, secondo il Rapporto OsMed 2024, il 50% dei pazienti non segue correttamente le prescrizioni mediche, con una tendenza in lieve peggioramento rispetto all'anno precedente (+2% rispetto al 2023).

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DARATUMUMAB: QUANDO L'INNOVAZIONE ONCOLOGICA ENTRA A CASA DEL PAZIENTE

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L'innovazione in oncologia non riguarda solo le molecole, ma anche il modo in cui queste molecole raggiungono il paziente. Semplificare la somministrazione, renderla compatibile con una vita il più possibile normale, è parte integrante del valore terapeutico di un farmaco.

C'è un prima e un dopo nella storia del trattamento del mieloma multiplo. E il confine tra i due lo ha tracciato, l'8 aprile 2026, il parere positivo del Comitato per i medicinali a uso umano (CHMP) dell'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA): daratumumab, l'anticorpo monoclonale anti-CD38 sviluppato da Johnson & Johnson in collaborazione con Genmab, diventa il primo farmaco oncologico iniettabile in Europa a poter essere autosomministrato dal paziente stesso o dal suo caregiver, senza necessità di recarsi in ospedale.

Gruppo che si diverte all'aperto

IL CANCRO COLPISCE SEMPRE PIÙ GIOVANI: VERSO UNA NUOVA SCIENZA DELLA PREVENZIONE

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Un gruppo internazionale di ricercatori lancia l’allarme: i tumori under 50 sono in aumento globale, ma gli strumenti per capirne le cause sono ancora inadeguati. Lo studio chiude con un appello alla prevenzione integrata: l’aumento dei tumori giovanili si inserisce in una tendenza più ampia che vede crescere anche diabete, malattie cardiovascolari e demenza precoce nelle stesse generazioni, suggerendo approcci sistemici comuni.

LA RISERVA COGNITIVA: IL CAPITALE DEL CERVELLO CHE SI COSTRUISCE OGNI GIORNO

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C’è una metafora che i neurologi della Harvard Medical School amano usare: il cervello come una banca. Ogni cosa che facciamo –  come dormiamo, cosa mangiamo, quanto ci muoviamo, con chi parliamo –  è un deposito o un prelievo. E il saldo accumulato nel tempo si chiama riserva cognitiva: la capacità del cervello di resistere ai danni, di trovare strade alternative quando alcune si chiudono, di continuare a funzionare anche di fronte all’invecchiamento, alla malattia, allo stress.

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La Harvard Medical School ha identificato alcuni pilastri per proteggere la mente. E in oncologia diventano ancora più urgenti. C’è un ambito in cui il concetto di riserva cognitiva acquista una rilevanza clinica del tutto particolare: quello dei pazienti oncologici. Perché i trattamenti che salvano la vita – chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale, immunoterapia –  possono lasciare un segno sul cervello che spesso viene minimizzato o non riconosciuto.

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LO STRESS NEL PAZIENTE ONCOLOGICO: UN PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE

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La diagnosi di cancro è tra gli eventi più stressanti che una persona possa affrontare. La scienza, però, offre oggi strumenti concreti per spezzare il circolo vizioso di ansia, paura e distress fisico. Una diagnosi di tumore rappresenta una grave minaccia all’esistenza, capace di condurre in alcuni casi a disturbi d’ansia o a disturbo da stress post-traumatico. Estremamente comuni sono inoltre i disturbi dell’adattamento — l’insieme delle reazioni emozionali secondarie ai fattori di stress legati alla patologia tumorale — che coinvolgono il 20-25% dei pazienti.

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