Le nuove fragilità
del giovane anziano
9-10 giugno 2023 - Montebello della Battaglia (PV)
Villa Lomellini - Centro congressi - Via Cavour 3
Razionale Scientifico
Il concetto di “Giovane-anziano” nasce dalla riclassificazione da parte dell’OMS dell’età di passaggio di una persona nella fascia dell’anzianità considerata iniziare a 65 anni. Questa riclassificazione su base epidemiologica è limitata a pochi Paesi e porta l’età di passaggio a 75 anni. L’Italia e il Giappone sono fra i pochi Paesi in cui questo criterio è applicabile. Si tratta della presenza di una popolazione che mantiene una performance e QoL ottimale sino ai 75 anni e oltre. Ma al contrario un numero elevato di soggetti mostrano patologie che insorgono in soggetti non anziani e determinano peggioramento dei fattori che permettono abitualmente di classificare come non compromessa anche per modeste patologie, la QoL. Verranno valutati nell’ambito del Corso suddiviso in due giorni, due Condizioni di Patologia apparentemente distanti ma che possono in certi casi intersecarsi: la MVC e i disturbi cognitivi sino alla demenza in età medio-avanzata. Una delle patologie più comuni e diffuse praticamente in tutto il mondo è rappresentata dalla Malattia Venosa Cronica (MVC). Questa definizione unisce le maggiori conseguenze per la salute delle persone che ne sono affette, associate a una prognosi a lungo termine ed a un impatto socio-economico significativo, quali sintomi di disabilità e conseguente riduzione della qualità della vita. Le donne rappresentano il sesso più colpito, soprattutto in particolari periodi della loro vita come la gravidanza, o per l'uso di farmaci come la terapia estro progestinica. Nel maschio la MCV appare con frequenza minore, ma non per questo meno importante. La MVC è più frequente in Europa e nel Nord America dove fino al 40% della popolazione adulta ne è colpita. Tra i fattori di rischio più comuni vi sono la sedentarietà, l’incremento ponderale, disturbi ormonali, l’alterazione dell’appoggio plantare con deficit della pompa muscolare, ereditarietà, attività lavorativa con stazione eretta prolungata. Nei casi più gravi la MVC si manifesta con trombosi venose superficiali (TVS), varicotrombosi, trombosi venose profonde (TVP), ulcere. Ruolo determinante ha nella MVC l’endotelio vasale; l’infiammazione gioca un ruolo molto importante nell’eziopatogenesi. È pertanto importante comprendere quanto possa essere efficace un trattamento che agisca alla base del problema e che contrasti la malattia in maniera continuativa. Le presenti tematiche verranno analizzate da esperti in ambito nazionale mediante una approfondita discussione di tipo interattivo. Una parte pratica con utilizzo di diagnostica ultrasonografica Color Doppler su un soggetto affetto da MVC, concluderà la prima giornata. Nella seconda parte del programma si prenderà in considerazione un argomento critico per il mantenimento della piena efficienza del “giovane-anziano”, ovvero quali condizioni possono determinare una perdita più o meno iniziale delle funzioni cognitive. Si discuterà soprattutto della condizione di Disturbo Neurocognitivo Minore o Mild Cognitive Impairment (MCI). Questa condizione rappresenta attualmente il focus della ricerca sul declino cognitivo, in quanto individuarla può aprire possibilità di prevenzione dell’evoluzione a forme di demenza con conseguente perdita di autonomia. In particolare, si discuterà della possibile interazione di fattori neurodegenerativi e vascolari nel determinare il MCI. Infatti, le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari rappresentano fattori di rischio nello sviluppo del deterioramento cognitivo non solo vascolare, ma anche della malattia di Alzheimer (AD). I fattori di rischio vascolari che in presenza dell'avanzare dell'età tendono a ridurre marcatamente la perfusione cerebrale e creare una crisi energetica neuronale. L'ipoperfusione cerebrale negli anziani è a sua volta fortemente associata allo sviluppo di MCI. Inoltre, l'iperintensità della materia bianca osservata sulla risonanza magnetica cerebrale pesata in T2 è associata a vari gradi di disfunzione cognitiva nell'ictus, nella malattia dei piccoli vasi cerebrali e nella demenza. Vari studi hanno segnalato che la presenza di tali iperintensità aumenta la gravità e la rapidità di progressione del declino cognitivo. I meccanismi fisiopatologici rimangono però non del tutto chiari: è possibile che sia in gioco un’interruzione delle interazioni gliovascolari a livello della barriera emato-encefalica nella sostanza bianca. In attesa dei nuovi sviluppi della ricerca farmacologica, risulta chiaro come sia necessario affrontare il MCI con una strategia multicomponenziale che comprenda agenti che si oppongano alla neurodegenerazione, favoriscano il ripristino della perfusione cerebrale, riducano l’infiammazione microgliale e astrocitaria, agenti da affiancare a interventi sullo stile di vita e di stimolazione cognitiva e motoria.
Obiettivo formativo di sistema
Linee guida - protocolli - procedure (2)
Responsabile Scientifico
Dr. Alfio Amato
Specialista in Angiologia Medica Docente in Neurosonologia
Università degli Studi - Bologna (BO)
Con il contributo non condizionante di:
